Melissa parcheggiò il motorino accanto al Suzuki ed insieme ad Isa si avviò verso il Palazzo, mentre il frinire incessante delle cicale riempiva le orecchie, inframmezzato all’abbaiare dei cani che si rincorrevano giocando.
Quando le vide, Tiziano sorrise e Melissa lo salutò offrendogli le labbra.
-Ehi, ehi!- esclamò Alessandro notando il gesto. -Cos’è questa novità?-
-Fatti i cazzi tuoi.- lo rimbeccò Alice con durezza.
L’interpellato fece una smorfia ed Isa si avvicinò ad Alice, felice di trovarla lì. Questa la sorprese posandole due baci sulle guance come saluto, lasciandola inebetita, con le gote in fiamme ed il cuore che sembrava improvvisamente impazzito.
-Ci… ciao.- balbettò confusa.
-Come sei carina oggi.- si complimentò Alice con un sorriso. -Dovresti truccarti più spesso per dare risalto ai tuoi lineamenti dolci.-
L’altra arrossì ancor più, provando a dire qualcosa, senza riuscirci e la ragazza continuò con i suggerimenti:
-Io proverei a mettere l’ombretto diversamente ed a sottolineare l’occhio con una matita nera.-
-Ha parlato l’esperta.- bofonchiò Alessandro con disprezzo, sputando per terra.
Alice aggrottò le sopracciglia e stava per replicare, quando Isa la prevenne avventandosi contro il ragazzo:
-Chiudi quella bocca di merda che ti ritrovi!-
-Aho, e che avrò detto mai?- si difese stizzito con un brusco gesto delle braccia.
-L’hai offesa, stronzo!-
-Offesa lei?! Ma se ho solo detto la verità!-
Alice intervenne e si mise in mezzo, per evitare che la situazione degenerasse e con fermezza agguantò Isa per un braccio e la trascinò via, ignorando di proposito le sue proteste ed i rimbrotti di Alessandro.
Raggiunsero Melissa e Tiziano lungo il prato, che passeggiavano abbracciati come due normali adolescenti, ignari del mondo esterno, pregni solo della reciproca vicinanza. Alice li osservò senza riuscire a nascondere una certa soddisfazione, quindi si volse verso la ragazza che le camminava al fianco e disse:
-Grazie per avermi difesa, anche se non c’era bisogno: da tempo ho imparato a farlo da sola.-
Isa mise le mani in tasca dei jeans e tirò un calcio ad un rametto di albero caduto a terra, prima di rispondere:
-Difenderti contro quello stronzo è stata una vera soddisfazione.-
-Sì, ho notato la tua foga.- disse sorridendo. -Hai un bel caratterino, non c’è che dire.-
Isa si girò a guardarla e con un mezzo sorriso ammise:
-Ho dovuto imparare anche io a difendermi da sola.-
Alice annuì ed iniziò a massaggiarsi le reni, avvertendo la crisi invadere il suo corpo e con un sospiro rovistò nella borsetta per controllare di avere la siringa.
-Devo farmi.- disse.
-Non al Palazzo, spero! Lo stronzo di Alex…-
-Vieni.-
La prese per mano ed insieme raggiunsero Tiziano e Melissa che tubavano come piccioni, immersi in un bellissimo angolo di prato dove convivevano in un rigoglio naturale papaveri e spighe, con lo sfondo suggestivo dei ruderi romani, dove lucertole dal manto verde brillante si affacciavano per fare rifornimento di calore.
-Non voglio interrompere l’idillio più di tanto,- iniziò Alice allegramente, -ma avrei bisogno delle chiavi del Suzuki.-
Tiziano frugò nelle tasche con un gesto automatico e gliele porse, notando solo all’ultimo la mano nella mano delle due ragazze che si allontanavano lungo il sentiero acciottolato. Per un istante fissò la figura di Alice come se non credesse ai propri occhi e le seguì con lo sguardo fino al fuoristrada, esclamando infine:
-Ehi, si tengono per mano!-
-E allora?- rispose Melissa reclamando la sua totale attenzione. -Tra donne è normale, non siamo orsi come voi.-
-Però Alice non…-
Melissa gli tappò la bocca con un bacio, mentre le due amiche salivano sul Suzuki ed Alice si preparava a bucare.
-Qualcuno ti può vedere.- l’avvisò Isa osservandosi intorno.
-Peggio per loro.- fu la lapidaria risposta dettata dall’urgenza del momento.
Tirò su la manica della maglietta, legò il braccio e tastò in cerca di una vena. Quando iniettò il fix si lasciò andare contro lo schienale del sedile e chiuse gli occhi, sentendosi meglio. Isa la osservò, così incredibilmente donna che quasi stentava ad immaginarla in modo diverso e disse:
-Ho visto la foto che ritrae te e Morte.-
Alice riaprì gli occhi, tolse la siringa con gesti lenti e stanchi e la rimise in borsa, prima di posare lo sguardo su di lei.
-La mia vita precedente.- ammise.
-Eri un ragazzo bellissimo.-
-Così dicono.-
Isa sospirò e si morse le labbra.
-Sarebbe interessante vederti senza trucco e con abiti maschili.-
Alice corrugò le sopracciglia e scosse la testa, rispondendo con tono sostenuto:
-Io sono quella che vedi e non torno indietro.-
-Lo so. Era solo una curiosità.-
-Be’, vedi di fartela passare.-
Il tono brusco sorprese entrambe e per un attimo evitarono di guardarsi, fin quando Alice fece un gesto vago con la mano, chiedendo scusa per il tono.
-Non devi farlo, sono io la stupida.- mormorò Isa chinando appena la testa.
L’altra rimase in silenzio per un po’, quindi si mise seduta più comodamente e disse:
-Mi spiace. Non potrò mai essere quello che speri.-
Isa arrossì per l’ennesima volta e lei continuò conciliante:
-Però potremmo essere amiche. Tu sei molto carina e certamente troverai un ragazzo che ti vorrà bene, uno con i pantaloni.- aggiunse con un sorriso.
-Non mi interessano gli uomini.-
A quella rivelazione, annunciata con tono inequivocabile, Alice la studiò attentamente, prestandole più attenzione del solito e quando Isa alzò lo sguardo, vi lesse tutta la battaglia che dilaniava la sua mente ed il suo corpo e che le ricordò dolorosamente la propria.
-Sei sicura?-
-Io… Sì, credo di sì.-
-Non tutti gli uomini sono mostri.-
-Quelli che ho conosciuto io sì. A parte Morte.-
-Ah, sì, lui è un caso a parte.- concesse con un gesto lezioso della mano. -Ma ti assicuro che non è il solo.- aggiunse con un sorriso.
Isa scosse la testa, strinse le mani a pugno e stava per ribattere, quando un’ombra si materializzò al finestrino alle spalle di Alice e quello che vide la fece impallidire visibilmente.
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