-Vorrei capire, sensei.-
Distolsi l’attenzione dal cielo azzurro scuro e mi sedetti pigramente su una roccia, socchiudendo gli occhi stanchi. Sì; in fondo era meglio che sapesse.
-Domanda pure.-
-Voi… voi vi siete difeso in modo… Come avete fatto?-
-Esperienza acquisita con gli anni.- risposi vago.
Zephyr aprì la bocca, ma la richiuse quando si rese conto, dalla mia espressione, che su quell’argomento non avrei aggiunto altro. Allora sbirciò il rio scorrere placido e domandò:
-Christian voleva ucciderci. Perché?-
Inspirai profondamente e ponderai bene le parole prima di chiedere:
-E’ difficile rispondere. Se tu ne avessi la possibilità, uccideresti il Re?-
-Sì!- esclamò d’impeto.
-Perché?-
-E’ un tiranno. Domina con il terrore e senza un briciolo di umanità.-
Annuii lentamente pensieroso e mi accarezzai la barba.
-E se tu fossi il Re e vedessi qualcuno che stesse tentando di usurparti il trono?-
Non rispose subito perché capì che volevo una risposta sincera.
-Probabilmente… Be’, sì. Lo farei uccidere.-
-Vedi, Zephyr, questa non è altro che la spirale di violenza nella quale l’uomo ha sempre vissuto e dalla quale non uscirà mai. Noi due siamo venuti a trovarci nel centro di questa spirale e ieri sera è iniziata la lotta. Il Re vuole le nostre teste perché ci considera una minaccia e noi vogliamo la sua vita perché è un tiranno.-
-Non stiamo minacciando nessuno.- mormorò incredulo.
-Apparentemente no. Ma il solo fatto che io appartenga alla sacra Via Divina mi fa reputare un pericolo serio. Per i potentati. Perché avere il potere nelle mani è il sogno di tutti.-
Meditò un attimo sulle mie parole, quindi si avvicinò al rigagnolo ed osservò le pietre brillare adamantine sotto i raggi solari. Si chinò ed affondò la mano dalle dita lunghe nell’acqua, più e più volte, ritirandola fuori ogni volta chiusa a pugno e vuota.
-Il potere…- mormorò meditabondo. -E’ inafferrabile come queste iridescenze emanate dai sassi. Ho provato a catturarle… Per un attimo, ma solo per un attimo, ho creduto di riuscirci e stavo per esultarne; poi mi sono reso conto che il pugno non racchiudeva altro che aria.-
Si voltò a guardarmi, con le sopracciglia aggrottate, continuando:
-Se il potere è capace di dare solo un fugace attimo di gioia a chi crede di possederlo, perché l’uomo uccide per ottenerlo?-
-E’ una storia vecchia come l’universo. E’ prerogativa umana cercare di dominare su tutto e su tutti ed il potere offre questa effimera speranza. Per un brevissimo attimo.-
Rimase perplesso a lungo, quindi mi rivolse la domanda… quella domanda:
-E noi?-
Non c’era bisogno che aggiungesse altro: sapevo cosa chiedeva. Sospirai appena ed osservai la landa desolata e desertica che si stendeva davanti ai miei occhi diafani, immersa in un perenne silenzio. Misi il cappuccio sulla testa per ripararmi dal sole e spiegai:
-L’uomo ha sempre combattuto per ottenere il potere, disseminando la storia di cadaveri barbaramente mutilati, di stragi e di stermini, di odio e di violenza. Non si è mai fatto scrupoli pur di afferrare la leggenda e questo eccidio non avrà mai fine, nonostante la distruzione. E quello che ti ho promesso è il potere. Quello stesso potere che ha condotto l’uomo all’autodistruzione. Hai paura, Zephyr?-
Mi studiò a lungo con quei suoi occhi profondi e perspicaci ed ammirai il suo portamento fiero e deciso.
-No, non ho paura.- rispose pacato. -Il potere che avete promesso di tramandarmi ha qualcosa di diverso da quello che insegue l’uomo.-
Sorrisi soddisfatto, perché aveva intuito.
-E’ così, hai ragione. Esistono due differenze fondamentali tra noi e gli uomini. Questi hanno cercato il potere con la violenza per dominare sugli altri; noi lo usiamo per aiutare l’umanità.-
-E’ questo il compito che dovrò svolgere?-
Annuii con aria grave e tornai ad osservare il cielo.
-Riesci a comprendere l’altra differenza?-
Alla mia domanda seguì il silenzio ed io, con estrema facilità, entrai nella sua mente per carpirne i dilemmi. Stava pensando alle immense distese desertiche che da anni, ormai, caratterizzavano la terra e dominavano sotto la forte luce del sole. Da quando la radioattività aveva gremito l’atmosfera terrestre, le stagioni erano state spazzate via come per incanto ed ogni giorno il sole bruciava come un’estate perenne. Solo al tramonto l’aria si raffreddava ed era il momento migliore della giornata; la notte, invece, bisognava accendere il fuoco se non si voleva morire congelati. Difficilmente pioveva e quando ciò avveniva era preferibile rintanarsi in luoghi sicuri perché la crosta terrestre veniva bombardata da acqua radioattiva.
Mentre osservavo con lui quel paesaggio angoscioso, mi rattristai pensando a tutti quei bambini che, nati dopo la distruzione, non avrebbero avuto la possibilità di vedere la terra come era una volta. Sarebbero nati, cresciuti e morti in un deserto infido e crudele, ben diverso dal deserto di un tempo che pullulava di vita.
All’improvviso il paesaggio mutò e mi ritrovai a fissare una distesa di ghiacci immacolati. Non pensai mai a come Zephyr, nato dopo la distruzione, conoscesse la neve ed il ghiaccio. Sapevo cosa significasse quel paesaggio, meglio di lui stesso che lo immaginava. Almeno per il momento.
-No, non puoi ancora comprendere l’altra differenza.- affermai osservando una piccola nuvola bianca.
-Dovrò comprendere da solo, vero?-
-Sì.-
Rimase un secondo in silenzio, quindi chiese:
-Cos’è la Spada Bianca?-
-Prima di comprendere questo, devi conoscere la verità.-
-Quale verità?-
Inspirai a lungo ed abbassai gli occhi per guardarlo. Si era seduto al mio fianco, in trepidante attesa ed io, spinto da un’improvvisa tenerezza, gli scompigliai i capelli affettuosamente.
-La sacra arte di Kamido ha avuto inizio molti millenni fa, prima ancora che l’uomo nascesse. Ai primordi molti Cavalieri diffondevano l’arte per portare la pace tra i popoli dell’universo.-
Iniziai a raccontare con tono pacato, per fargli comprendere nel migliore dei modi quello che avrebbe dovuto apprendere, mentre la mia mente tornava indietro nel tempo, valicando generazioni e generazioni, fino a giungere alla soglia dei secoli. Kamido è una disciplina severa, rigida, che chiede molto ai propri allievi e ricompensa in ugual misura. E’ l’essenza della vita, la fonte dalla quale scaturisce la forza ed io, insieme ad altri 999, ero l’eletto, il degno di continuare la discendenza.
Eravamo stati scelti da mille diversi punti dell’universo, destinati a portare ordine, giustizia e serenità. Eravamo i mille Cavalieri del Potere; niente ci era sconosciuto e nulla ci era impossibile. Nelle nostre mani giaceva inerme il destino del creato ed eravamo noi, dèi immortali, a comandare con giustizia. Ma con l’avvento dell’uomo tutto l’equilibrio, che fino allora aveva dominato, si era sgretolato. Molti Cavalieri, contaminati dall’avidità, dal rancore e dall’odio del genere umano, avevano preso coscienza fin troppo bene del potere che possedevano e che potevano usare. La ribellione si era protratta nei secoli ed i Cavalieri traditori si erano mescolati agli uomini, non più con lo scopo di aiutarli nel bene, ma per istigarli gli uni contro gli altri, facendo comprendere loro quanto fosse importante avere il potere nelle mani per dominare.
Poco a poco la sacra arte di Kamido si era scissa in due: i Cavalieri, fedeli alla disciplina, ed i Bushi, ribelli e traditori.
Ma il Potere non aveva permesso a questi ultimi di avere il sopravvento. Nel corso dei secoli i Bushi si erano moltiplicati, mentre dei mille cavalieri che erano esistiti all’inizio ne erano rimasti solo due a servire Kamido. E laddove questi avevano mantenuto il Potere, i Bushi avevano perso molto dell’arte appresa e ben presto non erano stati più in grado di rinascere. Allora avevano iniziato a tramandarsi l’arte di padre in figlio, fino a giungere ai nostri giorni con la stessa forza che avevano i loro padri ma non con lo stesso potere.
Rivissi con nostalgia quel racconto succinto che feci a Zephyr, rimpiangendo i mille Cavalieri. Non dissi altro per non sconvolgere la sua mente ancora giovane ed impreparata, ma sapevo che col tempo avrebbe ricordato tutto. Non potevo svelargli che lui era stato il mio maestro e che io, a mia volta, lo fui di lui nel passato e così via, fino ai primordi. Avrebbe ricordato da solo le sue vite precedenti, soprattutto la distesa di ghiacci dove, nella sua ultima vita, era morto per mano mia. Ma non avrebbe provato rancore, come io ora non lo provo per lui.
So di certo che Kamido sopravvivrà grazie a noi due, che continuiamo a servire devotamente, benché i Bushi ora abbiano affinato e perfezionato il loro potere, comprendendo fino in fondo il pericolo che io e Zephyr rappresentiamo per la loro sopravvivenza.
La lunga catena di vite stava per fare una svolta: ora Kamido ci ordinava di estirpare il male.
Nessun commento:
Posta un commento