martedì 30 giugno 2009

Cristalli - 5° puntata

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Hilda uscì dall'edificio ed osservò il sole alto nel cielo estivo. In lontananza, sotto un albero, LA l'attendeva parlando con alcune amiche ed appena la vide le corse incontro sorridendo fiduciosa. Tutta eccitata le prese le mani e chiese a bruciapelo:
-Allora? Com'è andata? Su, forza: quanto? Non farmi penare così! Allora?-
Hilda la guardò tristemente, quindi chinò la testa in segno di sconfitta ed LA impallidì, perdendo tutta l'euforia. La fissò incredula e mormorò:
-Non è possibile... Sapevi tutto...-
Hilda alzò le spalle, come se si fosse rassegnata per quell'esame andato a male, ma LA non si diede per vinta.
-Non è possibile!- ripeté con stizza. -Il professore che ti ha esaminato è solo uno stronzo! Santo cielo! Dimmi chi è e ci andrò io a parlare! Voglio proprio sapere con quale assurdo criterio ti ha valutato! Deve essere proprio un pez...-
Si bloccò quando vide l'amica scuotere la testa e scoppiare a ridere, trattenendosi lo stomaco.
-Sei decisamente matta!- esclamò senza riuscire a trattenere le risate. -Mi ha concesso pure la lode!-
LA la scrutò attentamente, quindi le diede una spinta e scoppiò a ridere.
-Mi hai fatto prendere un bello spavento! Che scema a cascarci! Dovevo immaginarlo!-
Ridendo e scherzando si avviarono verso casa, noncuranti della gente che si girava a guardarle con curiosità. Il sole risplendeva sui loro capelli, dando vita ad uno spensierato gioco di colori iridescenti, dove il rosso si fondeva a striature bionde ed il nero a striature azzurre, provocando un contrasto di mirabile bellezza.
Da quando era arrivato Hols, Hilda aveva ritrovato il sorriso e la voglia di vivere di un tempo e lo spettro scuro del passato aveva iniziato a dissolversi lentamente, lasciandola libera di godere la tanto agognata serenità. Ma non era stato facile far capitolare Alan. Era stato irremovibile fin dall'inizio: non voleva il lupo in casa. Era stata LA a fargli cambiare idea, trattandolo ora con dolcezza ora con rabbia, cantandogliene quattro ed alzando la voce quando lui alzava la sua, ma alla fine Hilda aveva ottenuto l'autorizzazione a tenere Hols.
Da due mesi LA stentava a riconoscere la sua amica. Era serena e felice come mai l'aveva vista e ciò le procurava grande gioia. A stento riusciva a paragonarla alla ragazzina che aveva conosciuto cinque anni prima: della vecchia Hilda era rimasto poco o niente.
All’epoca aveva solo quindici anni e frequentava ancora il liceo, quando aveva pregato Alan di portarla con sé agli alloggi universitari. LA vi si era trasferita una settimana prima e, come Alan, era iscritta al primo anno di corso. Spinta dalla curiosità di sapere che tra gli studenti c'era una quindicenne, era scesa per dar loro il benvenuto ed era rimasta incantata a fissare Alan. Non aveva mai visto un ragazzo così bello in tutta la sua vita: perfetto, fu il suo unico pensiero.
-Io... Io sono LA Fawkes e... Be', volevo dare a te ed a tua sorella il benvenuto...-
Si era ritrovata a balbettare come una scolaretta alla prima cotta, senza riuscire a staccare gli occhi da lui ed il suo viso era diventato purpureo.
-Salve. Io sono Alan Wild.- si era presentato, osservandola con palese ammirazione.
Erano rimasti a guardarsi sulla soglia della porta, senza parlare e sorridendosi un po' imbarazzati, Poi, come se si fosse ricordato solo in quel momento, Alan aveva chiamato la sorella e lei aveva allungato il collo per sbirciare oltre la spalla del ragazzo. Aveva scrutato quella figura sottile, emaciata e tremendamente pallida avanzare come un fantasma ed appena se l'era ritrovata di fronte l'unica cosa che era riuscita a percepire era stata l'invidia. Ma come quegli occhi grigi, trasparenti, si erano posati su di lei, il cuore le si era stretto in una morsa dolorosa. In quei due cristalli aveva letto solitudine e paura con un'intensità tale da lasciarla interdetta. Hilda aveva teso la mano, senza che un'ombra di sorriso le increspasse le labbra, totalmente abulica. Era rimasta impassibile, con lo sguardo spento fisso nel vuoto e quando LA si era decisa a stringerle la mano, aveva sentito quella di Hilda gelida ed aveva notato il nastrino di raso intorno al polso. Si era chiesta cosa potesse significare ed i suoi occhi si erano repentinamente posati sull'altro braccio, dove stava, seminascosto dal maglione, il secondo nastrino.
Nei giorni successivi era rimasta a lungo con il pensiero fisso su di lei, sentendo di dover fare qualcosa per aiutarla ed ogni volta che le si era presentata l'occasione, era andata a trovarla. All'inizio era stata accolta con freddezza, poi, lentamente, era riuscita e far breccia nel cuore di quella quindicenne diffidente.
Col tempo la sua tenacia si era rivelata l'arma migliore: lei ed Hilda erano diventate amiche e si vedevano tutti i giorni, ora per studiare, ora per fare la spesa. Non aveva mai fatto domande sul suo passato e sapeva che di questo Hilda le era riconoscente.
Una massa pelosa ed argentata le saltò addosso e tornò bruscamente al presente.
-Gesù!- esclamò ridendo. -Buono, buono, Hols. Fa' la cuccia, da bravo.-
-E' meglio che ti lasci fare le feste o non ti darà pace. Sei l'unica alla quale si sia affezionato.- disse Hilda andando a prendere il guinzaglio.
LA l'accarezzò e si lasciò leccare, pensando vagamente che stava prendendo la forma del lupo adulto.
Cresceva sano, robusto, con il pelo argentato sempre lucido e spazzolato ed ogni mese Hilda lo infilava in vasca per fargli il bagno. Era stata dura abituarlo all'acqua, ma infine ci aveva preso confidenza e si divertiva a sguazzare in mezzo alle bolle di sapone. Adorava la sua padrona e le trottava sempre al fianco, ringhiando contro chiunque le si avvicinasse. La sola persona che gli riusciva difficile da sopportare era Alan, che si comportava come se lui neppure esistesse.
-Ecco qui il tuo guinzaglio, Hols.- annunciò Hilda sorridendo. -Ora andiamo a fare una bella camminata.-
Mentre si chinava per legarglielo al collo, LA le si avvicinò e con titubanza chiese:
-Come... Come va la questione finanziaria?-
Per una frazione di secondo le mani di Hilda si bloccarono e si domandò cosa ne potesse sapere dei loro problemi. Si voltò a guardarla e con noncuranza chiese:
-Perché questa domanda?-
-Così... Circa una settimana fa è venuto un ragazzo che cercava te e tuo fratello, ma Alan era fuori e tu stavi in facoltà e lui si è rivolto a me, dicendo...-
Con uno scatto felino Hilda balzò in piedi e l'afferrò per le spalle, pallida come un cadavere e domandò:
-Ti ha detto chi era?-
LA la fissò ad occhi sgranati, non riuscendo a comprendere la sua foga e balbettò:
-Ma... Veramente no...-
-Ti ricordi com'era? Potresti descriverlo?-
Era evidente che attendesse la visita di qualcuno che le stava particolarmente a cuore e l'amica si chiese chi fosse il fortunato. Comunque sia, si concentrò sul ragazzo ed iniziò a dire:
-Dunque... Era abbastanza alto, magro...-
-I suoi occhi?- l'interruppe con ansia.
-I suoi occhi?-
Hilda sospirò e spiegò:
-I suoi occhi erano grigi come i miei?-
-Mi pare... No, no. Non erano grigi.-
-Sei sicura?-
-Certo. Erano scuri, me lo ricordo bene.-
La mente di Hilda si rifiutò di crederci: doveva essere lui! Doveva! Ma dovette registrare la delusione amara della realtà e lentamente chinò la testa, abbozzando un pallido sorriso e tornò ad occuparsi di Hols, lasciando l'altra confusa ed attonita.
-Allora? Mi stavi parlando di un ragazzo: cosa voleva?- chiese all'improvviso, come se niente fosse accaduto.
-Io... Ecco, mi ha detto... Non ricordo molto bene, ma ha accennato alle vostre finanze. Comunque, sarebbe tornato uno di questi giorni.-
Hilda sorrise con indifferenza, aggiustandosi una ciocca di capelli: non era la persona che lei avrebbe desiderato fosse, quindi non le premeva sapere chi era.
-Bene. Se tornerà vedremo di chi si tratta.- rispose con sufficienza. -Che ne diresti di pranzare insieme?-
LA la studiò a lungo, cercando di leggere qualcosa su quel volto, ma Hilda era tornata ad essere quella di sempre ed accettò l'invito sorridendo, dimenticando volutamente quanto era accaduto.

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